Si può attestare in epoca longobarda la nascita del nucleo storico della città di Campobasso, che sorse su un precedente insediamento sannita ubicato sulla sommità del Montebello – oggi comunemente chiamato “i monti” –, come testimonia il rinvenimento, avvenuto alla metà dell’Ottocento, di mura osco-sannite, con evidenti funzioni di difesa e di avvistamento, a poca distanza dal Castello Monforte. A questo periodo risale la fondazione originaria, proprio sul Montebello , del Castello, una prima fortificazione longobarda che originariamente costituiva il centro dell’abitato. Esso era caratterizzato da mura digradanti lungo i fianchi del monte, volti ad inglobare gli insediamenti che andavano sviluppandosi intorno ad esso. Sui resti di questa preesistente struttura, crollata in seguito al terribile terremoto del 1456, sarebbe stato poi costruito, nel 1459, il Castello Monforte, ad opera del conte Cola.
Presumibilmente, quindi, Campobasso esisteva già nell’VIII secolo con una propria cinta difensiva, sorta sui resti dell’antica fortificazione sannita, che circondava la parte alta del colle. Già allora la città era dotata di un mercato, come testimonia una convenzione del 1277 tra Roberto di Molisio e i campobassani, dove si parla di una “fiera di settembre” che si teneva “nel luogo della croce”. Da tale convenzione si evince che un sobborgo connesso al mercato si trovava già in una piccola piazza presente nei pressi della Chiesa di San Bartolomeo, a ridosso della prima cinta muraria, ricordata come Largo della Croce. Già in epoca longobarda, l’insediamento abitativo iniziò ad estendersi, pian piano, in semicerchi digradanti sulle pendici del colle. Al di fuori delle mura sorse la chiesetta di S. Mercurio, costruita in stile romanico, attorno alla quale si concentrarono numerose abitazioni, dando vita all’omonimo borgo. Durante l’XI secolo, la cinta muraria venne ampliata fino ad inglobare il borgo S. Mercurio, per risalire poi lungo l’attuale tracciato della Salita S. Bartolomeo, al cui termine era posta la torre difensiva, poi chiamata “Torre Terzano”. La torre, che si trova dirimpetto alla Chiesa di San Bartolomeo, era una vedetta rompitratto delle mura di cinta del castello. Da allora, l’evoluzione della struttura urbana della città fu caratterizzata dalla costruzione di sempre più ampie cinte murarie, necessarie a contenere il crescente sviluppo edilizio: man mano che il centro abitato andava espandendosi, le vecchie mura venivano abbattute e le loro fondazioni venivano inglobate nella costruzione dei nuovi edifici.
Con l’instaurazione della dominazione longobarda e normanna, l’introduzione del feudalesimo e la venuta dei mercanti, Campobasso accrebbe progressivamente il proprio prestigio, trasformandosi da semplice avamposto difensivo ad importante centro commerciale ed amministrativo. La città cominciò così a definirsi in parti ben precise, assumendo progressivamente l’aspetto che oggi conosciamo – la struttura urbana del nucleo storico sarebbe infatti rimasta intatta nel tempo –. Gli edifici si moltiplicavano, addossandosi soprattutto attorno alle chiese, che costituivano degli importanti punti di riferimento per gli abitanti, digradando a ventaglio sul lato sud della collina, anche grazie all’apporto di una colonia di bulgari insediatasi in zona agricola.
Verso la fine dell’XI secolo, fu costruita la prima Chiesa parrocchiale di S. Giorgio, che, situata molto probabilmente al di fuori o al limite del perimetro urbano, polarizzò intorno a sé un notevole numero di abitazioni, venendo a formare un vero e proprio sobborgo urbano. Ancora al periodo normanno risale la nascita della chiesa di S. Bartolomeo, anche se non se ne possiedono notizie autentiche prima del 15 settembre 1371, quando ne viene menzionato il Cimitero. Costruita a poca distanza ed a valle – circa sessanta metri al di sotto – della Chiesa di S. Giorgio, ai piedi del torrione Terzano, la chiesa di S. Bartolomeo era, insieme a quella di S. Giorgio, espressione dello stile romanico molisano ed importante centro di attività religiosa nel periodo precedente l’espansione dell’abitato verso il piano. Nel corso del 1300, quando il Regno di Napoli era ancora nelle mani degli Angioini,fu costruita la Chiesa di San Leonardo, di stile romanico-gotico, attorno alla quale si trasferì il cento economico e sociale della città.
L’intenso sviluppo urbano trecentesco determinò la costruzione di nuove mura, che, scendendo lungo i fianchi del monte, andavano ad inglobare i quartieri di San Mercurio e di San Paolo, per poi scendere lungo le attuali Via Ziccardi e Via San Antonio Abate e ricongiungersi proprio nel Largo San Leonardo, dove venne aperta la Porta principale della città, nelle cui immediate vicinanze sarebbe stata posta la piazza del mercato. Ancora nel Trecento sorsero altre chiese e monasteri, tuttora presenti sulle loro fondazioni originarie: la chiesa della Madonna del Monte, quella di Santa Maria della Croce e l’Oratorio di S. Antonio con l’annesso Ospedale per l’assistenza ai poveri. . Man mano che la gente si spostava dalla cima alle falde del monte, la chiesa di S. Maria della Croce conobbe un periodo di grande fioritura, grazie anche all’istituzione di un annesso ospedale. Nello stesso periodo in cui furono costruiti questi luoghi di culto, vennero concesse alcune terre incolte ad una colonia di bulgari che diede vita al borgo agricolo di S. Andrea, ubicato nella parte sud-orientale del monte, così chiamato dal nome del Santo prediletto dai Bulgari. Le migliorate condizioni socio-economiche di questo periodo spinsero molti abitanti a costruire nuove e più confortevoli abitazioni più in basso, alle falde del monte, fino a riunirsi con il piccolo borgo bulgaro che era nato fuori le mura.
Questa tendenza allo spostamento dell’abitato verso valle fu accentuata dalla decisione, risalente al 1338, di trasportare nella duecentesca Chiesa di San Leonardo, ubicata proprio dove inizia la salita al monte, il fonte battesimale proveniente dalla Chiesa di San Giorgio, per maggiore comodità dei fedeli, le cui abitazioni si erano già estese fuori le mura. Negli anni successivi, Largo San Leonardo sarebbe diventato il cuore sociale ed economico di Campobasso, essendovi stata trasferita la piazza del mercato per la sua vicinanza con Largo Fondaco della Farina, dove si contrattava il grano. La piazza fu eletta anche a centro di adunata del popolo per ragioni di interesse generale e di incontro tra uomini di affari; attorno ad esso, inoltre, nacquero nuove botteghe dove si svilupparono le attività cittadine. La posizione privilegiata della piazza, in cui fu trasferita anche la residenza del feudatario, è sottolineata dal fatto che, in seguito all’ampliamento delle mura di cinta, dinanzi ad essa venne aperta la Porta che ne prese il nome per favorire la comunicazione con lo spiazzo antistante, dove si svolgevano i mercati.
In seguito al devastante sisma del 1456, il Conte Monforte fece ricostruire, ampliandolo, l’antico fortilizio longobardo, che era stato profondamente danneggiato dal terremoto, facendone il Castello che ancora oggi torreggia su Campobasso e che per questo porta il suo nome. L’ingresso principale al Castello era rivolto alla città sottostante ed era staccato dal suolo da un fossato sul quale anticamente scendeva il ponte levatoio. Nella parete occidentale, sul piazzale antistante la Chiesa della Madonna del Monte, si apre oggi un’entrata secondaria, l’unica disponibile per i visitatori. Il Castello fu dimora temporanea dei signori feudali della città fino a tutto il secolo XV. Tuttavia, esso fu quasi certamente costruito soprattutto a scopo militare, come è dimostrato dal fatto che il fortilizio era collegato alle mura difensive, lungo le quali ricorrevano altri piccoli fortilizi, formanti tutti insieme un sistema di difesa. Egli fece inoltre abbattere le case ancora esistenti sulla cima del colle e rafforzare la cinta muraria che lo proteggeva, trasformando la parte alta della città in una vera e propria cittadella militare. Fece poi partire due ulteriori bracci di mura che scendevano a chiudere i lati occidentale ed orientale del monte, delimitando così la città con una cinta di doppie mura difensive dotate di cammino di ronda e di merlatura, nelle quali si aprivano due porte di accesso: San Leonardo e Santa Cristina, quest’ultima in stile gotico. Da allora, l’abitato sorto nelle vicinanze della rocca si spopolò progressivamente.Prese così il via un processo, leggibile anche nel territorio circostante, di costante abbandono degli insediamenti sannitici, cui venivano preferite quote meno impervie. Con il bando del Monforte dalla città, in seguito alla sconfitta degli Angioini nella lotta per il trono del Regno di Napoli, il Castello fu abbandonato e nei secoli successivi andò incontro a deperimento.
Soltanto tra l’Ottocento ed il Novecento fu finalmente avviata, ad opera dell’Amministrazione Comunale, un’opera di ricostruzione e restauro dello storico edificio, all’interno del quale fu fatto costruire il Sacrario dei Caduti della Grande Guerra del 1915-1918. La città, intanto, continuava ad espandersi, così Ferdinando fece spostare in avanti di circa cento metri Porta San Leonardo, in modo che questa venne ad inglobare la piazza chiamata Fondaco della Farina, ubicata ai piedi del monte, e divenuta sede di un grande mercato del grano, nonché della dogana. Per questo motivo, essa fu chiamata anche Contrada della Dogana Vecchia e Largo della Gabella della Farina. In effetti, la presenza dei numerosi mulini e dei consistenti traffici commerciali attestavano una produzione di grano che fa di Campobasso uno dei sette mercati del Regno per il commercio del grano. Oltre a costituire il centro economico per eccellenza della città vecchia, Largo Fondaco della Farina divenne anche, nel 1688, un importante centro culturale. A metà del Cinquecento, Campobasso era, dunque, una città in cui il commercio e le attività artigianali erano fiorenti. Lo sviluppo economico raggiunse un livello tale che, venuti meno, oltretutto, i bisogni difensivi che spingevano a restare all’interno della cinta muraria, i nuovi ceti formati dai commercianti e dagli artigiani sconfinarono in pianura, tracciando la mappa iniziale della città dei secoli successivi.
La vita sociale della Campobasso del secolo XVI fu caratterizzata dalle vicende relative a tre importanti Confraternite locali, che si occupavano, tra le altre cose, di organizzare e curare le pubbliche solennità: la Confraternita dei Crociati, formata da artigiani ed agricoltori, che aveva la sua sede nella Chiesa di S. Maria della Croce; quella di San Antonio Abate, che, formata da contadini ed artigiani, nacque presso l’omonima Chiesa nel corso del Cinquecento e quella dei Trinitari, di più recente formazione e costituita soprattutto dai nuovi ceti commerciali, ossia dai cittadini ragguardevoli per finanza e per stirpe, che erano arrivati da Napoli al seguito del nuovo Signore. Ben presto, tra la Confraternita dei Crociati e quella dei Trinitari si scatenò una forte rivalità che, per buona parte del secolo, portò a sanguinose faide ed accese dispute, nate soprattutto dalla contesa su quale gruppo dovesse avere la precedenza nella processione che si teneva in occasione della festa del Corpus Domini, cui i campobassani sono sempre stati profondamente devoti.

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Orari di apertura del Castello Monforte

INVERNALE:
da ottobre a marzo
tutti i giorni
mattino ore 9:00/13:00
pomeriggio 15:00/17:00

ESTIVO:
da aprile a settembre
tutti i giorni
mattino ore 9:00/13:00
pomeriggio 15:30/19:30

 
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